Secondo te chi comunicherà la scienza tra 10 anni? | Cose che ho scritto i giorni scorsi #1
Una breve rassegna dei lavori che ho pubblicato e un anticipo di ciò che uscirà a breve
Buongiorno!
Anzitutto, un grazie sincero.
In questi giorni vi siete iscritti in molti a Cose che non scrivo. Non era scontato: la fiducia non lo è mai. Proprio per questo ho deciso di regalarvi anche la seconda puntata del podcast, che troverete nella prossima newsletter, senza costi aggiuntivi.
Per chi non fa già parte della community, invece, quella puntata sarà rilasciata a pagamento. Per chi ancora non lo sapesse, il podcast settimanale è a pagamento perché si tratta di contenuti aggiuntivi: temi importanti che ho approfondito ma di cui non ho scritto nulla, per vari motivi. Se vi va di segnalare questa newsletter ad amici e amiche durante la settimana, anche loro potranno ricevere gratuitamente la seconda puntata.
È un piccolo modo per dire grazie, ma anche per allargare la conversazione.
Venendo alla rassegna promessa, le mie storie uscite le scorse settimane sono diverse tra loro, ma seguono un filo comune: parlano di corpi, di dati, di potere, di aspettative. E di come la scienza entra – spesso senza che ce ne accorgiamo – nelle nostre scelte quotidiane.
Si parte da una cosa nuova, e per me importante.
Dal 12 gennaio ho iniziato una rubrica su Sentieri, rivista di Medical Humanities della Fondazione Sasso Corbaro. La rubrica si chiama La cura tra le righe e la prima puntata parla di chi comunicherà la scienza tra 10 anni, partendo da un’esperienza recente che ho vissuto e che vi racconto. Che cosa succede quando un editore ti risponde che non è interessato a collaborare con te perché l’IA ci mette di meno a scrivere le news?
Per Il Sole 24 Ore ho scritto invece di farmaci per la disfunzione erettile, con dati che provengono dall’ultimo rapportone OSMED di AIFA. Emerge che nel 2024 gli italiani ne usano sempre di più, ma spendono meno. Insomma, più pillole, meno euro. Il prezzo medio scende infatti da anni con tadalafil che domina il mercato, anche se le differenze regionali restano enormi con consumi molto più alti nel Sud, cari amici. Ma il dato che colpisce davvero è un altro: a fronte di una prevalenza stimata elevata, le diagnosi reali di disfunzione erettile restano pochissime, soprattutto tra i più giovani. Una fotografia molto chiara di stigma, sottodiagnosi e sanità sommersa.
La foto è brutta ma lo spettacolo Allegro Bestiale con Telmo Pievani e la Banda Osiris è stupendo. Se vi capita, andateci.
Subito dopo, sempre perché come dice mia mamma “scrivi sempre di cose tristi” sul Magazine della Fondazione Umberto Veronesi ho scritto di cosa fare quando si convive con la costipazione, partendo da un nuovo studio pubblicato su Gastroenterology. I risultati sono sorprendentemente lineari: nel lungo periodo, seguire una dieta mediterranea o prevalentemente vegetale riduce il rischio di stitichezza cronica; una dieta occidentale o ad alto contenuto infiammatorio lo aumenta. Le diete low-carb, invece, non sembrano avere un effetto chiaro. È uno di quei casi in cui la prevenzione non passa da soluzioni miracolose, ma da abitudini molto concrete e poco spettacolari.
Sempre sul tema regimi alimentari e salute, vi segnalo che la puntata del podcast Cose che non scrivo parla proprio di questo e si può ascoltare gratuitamente. Si intitola “Che cosa dobbiamo pensare della nuova piramide alimentare americana?” e parte dall’ultima provocatoria piramide alimentare di Robert F. Kennedy Jr all’interno delle nuove linee guida alimentari del governo statunitense. In questa puntata parliamo di alimentazione, di cosa dicono (e non dicono) le classificazioni IARC, e di come ci muoviamo mentalmente tra principio di precauzione ed evidence based medicine.
Rimanendo sempre a livello di gioie intestinali, su Osservatorio Malattie Rare parliamo di un esempio in cui l’intelligenza artificiale entra nel cuore della ricerca clinica. Nel caso della malattia di Crohn, uno studio del Journal of Clinical Investigation ha usato l’IA per analizzare migliaia di profili genetici e chiarire un meccanismo chiave dell’infiammazione cronica. Come spiega Fabiana Zingone (Università di Padova), distinguere tra macrofagi “infiammatori” e “riparatori” non è solo un esercizio teorico: apre la strada a diagnosi più precise e terapie più mirate.
L’IA, come non metterla al centro di questo anno appena trascorso… Per Nature il 2025 è stato “l’anno del caos”. Un grande sondaggio internazionale - che ho raccontato su Infodata - mostra che l’intelligenza artificiale è già entrata nella peer review scientifica, spesso in modo informale e in contrasto con le regole. Editor e istituzioni cercano di inseguire una realtà che solleva problemi seri di trasparenza, qualità e integrità della ricerca.
Tornando alle cose che ho scritto, su Le Scienze ho affrontato due questioni che tornano ciclicamente, ma che oggi assumono un peso diverso.
La prima riguarda vaccini e alluminio. La sicurezza degli adiuvanti è supportata da un consenso scientifico solido, ma la politica – anche negli Stati Uniti – continua a riaprire il dibattito. Ne ho parlato con Gianni Rezza per capire cosa succede quando il dubbio non nasce dai dati, ma da scelte istituzionali e comunicative.
La seconda racconta le quattro aree di ricerca che puntano a un vaccino universale contro l’influenza. Tra nuove strategie immunologiche, biologia molecolare sempre più raffinata e intelligenza artificiale, un obiettivo che per decenni è sembrato irraggiungibile oggi appare almeno plausibile. Con Fabrizio Pregliasco siamo partiti da un dato chiave: l’efficacia media dei vaccini stagionali resta intorno al 40–60%, e questo limite strutturale spiega perché la ricerca continui a cercare alternative.
Sempre per Fondazione Veronesi ho raccontato di una possibile svolta che, se confermata, potrebbe cambiare molte cose: abbassare il colesterolo senza le statine, ma con la CRISPR. Si tratta al momento di un piccolo ma significativo trial di fase I, pubblicato sul New England Journal of Medicine, il quale mostra che un singolo trattamento potrebbe dimezzare LDL e trigliceridi. Non è appunto una nuova statina, ma un approccio completamente diverso, che in futuro potrebbe ridurre la dipendenza da terapie quotidiane. È ancora presto, ma il segnale è forte.
In chiusura d’anno, per Fondazione AIRC, partendo dalle analisi di Nature Cancer e Nature Biotechnology, ho sintetizzato cinque filoni di ricerca oncologica promettenti per il 2026: dalle mutazioni di KRAS ai radiofarmaci, dal microbiota al dialogo tra sistema nervoso e tumori, fino ai vaccini antitumorali a mRNA. Un modo per orientarsi in un campo che cresce rapidamente e in modo diseguale.
Uno sguardo sulle basse Dolomiti, salendo a piedi sabato mattina.
Vi lascio in anteprima dei cenni ad articoli a cui sto lavorando e che leggerete a breve.
Per Fondazione Veronesi ho fatto una lunga chiacchierata con Andrea Garolla (Università di Padova) per fare vero fact checking sulla Restorative Reproductive Medicine: cosa dice davvero la letteratura, cosa viene spesso semplificato, e dove finiscono i dati e iniziano le narrazioni.
E sempre in uscita, per Osservatorio Malattie Rare, un’altra intervista con Carlo Gabelli, che avevo già incontrato mesi fa, per commentare uno studio promettente sull’Alzheimer. Anche qui, l’obiettivo è lo stesso: capire cosa cambia davvero e cosa no.
Ecco, per questa puntata è tutto, mi pare.
Ancora grazie, e se vi va di condividere questa email, mi fa piacere. Questo canale su Substack e il relativo podcast sono per me un esperimento in più rispetto al mio lavoro, che — a dirla tutta — è già impegnativo così com’è. L’idea è nata dal suggerimento di alcuni amici che frequentano sempre meno i social media e che avrebbero piacere di rimanere aggiornati sui miei lavori senza essere costretti ad aprire i social e cercare in giro ciò che ho pubblicato.
Mi prendo qualche mese per capire se questa presenza, qui e in questa forma, interessa davvero. Per questo il tuo cenno di interesse - con un semplice follow a Cose che non scrivo - è importante.
Buona giornata!
Cristina



